108_Moana, Vaiana, Oceania

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Moana, Vaiana, Oceania, ovvero, piccola riflessione su una crisi di identità. Da maggio, tramite una scelta più di pancia che di testa, ho deciso di non proseguire il lavoro da cameriere stagionale e ributtarmi nel mare delle incertezze. Una delle tante cose apprese durante il periodo di “isolamento” lavorativo è l’importanza della verità; concetto banale effettivamente tanto che ci si ritrova a chiedersi “perché non ci ho pensato prima?”. Ma il mix, letture, serie tv e rapporti di umanità diretti e vari, come solo un albergo/ristorante ne possono dare, hanno creato il giusto ambiente per la mia rivelazione. Ebbene, leggevo sull’internet che esistono diversi tipi di identità: affettive, sociali, corporee, di genere, sessuali, culturali, razziali. Bene. Nella nostra società moderna, nel tempo in cui ci troviamo a vivere, queste identità sono assoggettate più che mai al nostro volere; nel senso che, mai come prima, in questa epoca, noi possiamo essere quello che vogliamo. Eppure sempre più persone, me compreso, vivono in un persistente malessere, una crisi. In questo stato ci si riduce dal poter essere tutto al non essere nulla, o almeno, questa è la sensazione che si prova, ed è solo una delle possibili realtà che ci si crea (dannato pensiero hippie/newage!).
Dalle dinamiche delle serie tv e soprattutto dei libri, scopriamo che come noi, i personaggi mentono, a loro stessi e al prossimo. Queste verità inespresse o menzogne, creano, grazie agli autori, magnifiche o banalissime trame, non lo metto in dubbio, ma quanto sarebbe migliore se si iniziasse ad essere sinceri e ad affrontare le cose per come sono?
Nel rispetto del prossimo dovremmo coltivare la nostra unicità ed essere sempre sinceri, prima di tutto con noi stessi. Moana è un film d’animazione del 2016 prodotto da Walt Disney Pictures e i Walt Disney Animation Studios, ed è anche il nome originale della protagonista. Nella penisola iberica il titolo del film è stato cambiato in Vaiana perché in Spagna “Moana” è un marchio registrato. In Italia invece? Da noi la forte e indipendente eroina ha ereditato il nome Vaiana, che non compare però sulle locandine, preferendogli “Oceania”, che francamente è solo un titolo, che tra l’altro priva la protagonista di qualcosa e crea solamente confusione. Un mix tra censura all’italiana e marketing hanno fatto in modo che la principessa maori perdesse una parte della sua identità e che la mia mente elaborasse questa illustrazione e questo fumoso papocchio che ha i contorni indistinti del “dove vuole andare a parare?”. In fondo capire come funziona una mente è difficile e capire come funziona la propria, probabilmente ancora di più.

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107_Cartolina da Assisi

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106_Ritzy Chicken Nuggets

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Ritzy chicken nuggets, ovvero, un validissimo espediente per tenere lontano vampiri e persone moleste e vicino chi amiamo. Per introdurre questa ricetta è doverosa una breve spiegazione su come è entrata a far parte del mio ricettario. A cavallo tra il 2011 e il 2012, ho passato, grazie al programma Eurodyssée, sei mesi tra Castellón de la Plana e la bellissima Valencia, conoscendo, tra gli altri, tre simpatici portoghesi. Veronica, colei che faceva le veci di cuoca in casa, mi ha introdotto al magico mondo dell’aglio. Non che io non lo usassi già, ma credetemi, quei tre ragazzi consumavano quantitativi veramente spropositati di questo alimento. Questi bocconcini di pollo nascono da una ricetta di Nigella Lawson, vista online in quel periodo. Da quella base ho fatto le dovute e necessarie modifiche per adattarla al mio gusto e rendendola parente diretta di una ricetta che già faceva faville dentro e fuori casa, i “bastoncini di pollo all’orientale”(questi però vanno necessariamente fritti per poter esprimersi al meglio). Le dosi sono ovviamente indicative e il petto di pollo può essere sostituito con alette, cosce o sovracosce a vostro gusto, tenendo sempre presente che i tempi di cottura varieranno a seconda del taglio di carne usato. Dovendo comunque marinare a lungo non si dovrebbe correre il rischio di aver un risultato troppo asciutto o non cotto. Il gusto di questi bocconcini è fortemente influenzato dalla panatura Ritz. La preparazione è molto semplice, tutti gli ingredienti, Ritz a parte, vanno inseriti in un recipiente e tenuti a marinare in frigo il maggior numero di ore possibile, minimo un’ora.

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105_Pineapple upside-down cake

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Pineapple upside-down cake, ovvero, come grazie ad una ricetta vintage base si possa dare libero spazio alla fantasia. In effetti, tenendo fisse le dosi del l’impasto base e variando frutta e aromi, ci si trova ad avere a che fare con tantissime varianti deliziose della stessa torta che, oltre ad essere ottima, è semplicissima e fa la sua bella figura a tavola. L’anno scorso, prima che iniziassi a lavorare, a casa mia era gettonatissima la variante al caffè, banana e noci. Da provare, se vi piace l’abbinamento, anche quella con pesche sciroppate e amaretti. Ovviamente le dosi per il caramello possono essere raddoppiate qualora aveste necessità di una dose extra di salsina, l’ideale per chi come me, in questo periodo, è un po’ sottotono. Unica raccomandazione, sformate quando è ancora calda, facendo molta attenzione a non ustionarvi.
Come sempre di seguito l’immagine da stampare e colorare.

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104_Crema/Mousse marshmallow

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Crema/Mousse marshmallow, ovvero, quando un inizio anno carico di sintomi influenzali ha bisogno di una dose extra di zuccheri con sforzo minimo. Questa ricetta è ridicolmente facile. Con il latte, aggiunto poco alla volta, quanto basta per far sciogliere a fuoco lento i marshmallow e la panna o il latte stesso(200 gr.) si può ottenere una crema per cheesecake quasi istantanee. Sostituendo la panna con lo yogurt la consistenza che si otterrà sarà più simile a quella di una mousse. Da non escludere la possibilità di addizionare una piccola dose dell’alcolico preferito se destinato a noi o ad una cena informale con gli amici di sempre. Volendo  si può aromatizzare con 100 gr. di cioccolato o qualsiasi cosa che sia di vostro gusto.
Come sempre di seguito l’immagine da stampare e colorare, con più tempo e perizia di come abbia fatto io.
Un dolcissimo gennaio a tutti voi

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103_La vita, le sue tonalità di grigio e l’oro

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La vita, le sue tonalità di grigio e l’oro, ovvero, il mio 2016 attraverso i libri che mi hanno aiutato ad affrontarlo.

Non ho mai negato che questo blog sia la mia terapia (o risposta) quotidiana alla vita, l’universo e tutto quanto, ma è anche molto altro. Per quanto, fino ad oggi, sia sembrato molto “asettico” nell’esibire solo illustrazioni e poco altro, dentro quelle immagini, dietro quelle linee, c’è molto più di quanto le parole possano esprimere.
Ho iniziato l’anno con un libro che potrebbe benissimo essermi stato suggerito da mia madre “Il potere del cervello quantico “, categoria che io definisco “hippie/new age”, e che però mi è stato presentato positivamente da mia cugina/madrina Dani.

Solitamente tendo a evitare libri di questo tipo perché ripetitivi e non piacevoli sotto quasi tutti i punti di vista. “Il potere del cervello quantico” non fa eccezione ma, rispetto ad altri volumi del genere, ha l’onesta di suggerire al fruitore di non attendere passivamente una ipotetica risposta dell’universo, ma di muoversi per ottenere quello che si desidera; che magari non si ottiene, ma che può farti trovare qualcosa di buono sul tragitto.

Secondo libro letto è “Invisible monsters“, sempre suggeritomi dalla stessa cugina/madrina, in risposta ad un libro, sempre dello stesso autore, che le prestai: “Soffocare“, un libro che apprezzai molto. “Invisible monsters” non è il libro migliore che Palahniuk abbia scritto, ma neppure il peggiore. Per chi ama questo autore risulterà una lettura piacevole e molto scorrevole.

Stardust” l’ho letto prima di vedere quel terribile film omonimo, che del libro ha poco e nulla. Di Neil Geiman avevo già letto “Coraline” a fine 2015 e mi sono ripromesso di leggerne altre opere. Con “Il coperchio del mare” mi sono immerso in quella poesia quotidiana che Banana Yoshimoto ha avuto l’abilità di descrivere. L’Allende mi ha fatto faticare con il suo “La figlia della fortuna“, non perché non sia scritto bene, lungi da me affermarlo, ma perché ho odiato tutti i personaggi del libro e trovato banali alcuni suoi stereotipi sessuali. Probabilmente questo libro sarebbe stato più apprezzato se letto in un altro periodo della mia vita, quindi non escludo di leggerne altri della stessa autrice. “Angeli neri” l’ho letto tanto per, ed effettivamente mi ha lasciato indifferente. “La favola dei due orologi” l’avevo sul Kindle. Il titolo prometteva bene. Bene, solo il titolo: se c’è un libro che sconsiglierei è proprio questo, dall’inizio alla fine. “Lo scarabeo d’oro” al quale ho dedicato l’illustrazione di questo mese è un racconto molto piacevole di Poe, senza nessuna connessione logica apparente questo racconto ha gettato le basi perché io leggessi “La lettera scarlatta” che ignorantemente pensavo trattasse di tutt’altro e invece mi ha piacevolmente sorpreso. “I viaggi di Gulliver” è tra le letture che suggerirei a tutti i diecenni di oggi, per non fargli perdere la fantasia e l’innocenza propria di quell’età pre adolescenziale. “Compagno di sbronze” è Bukowski, se piace l’autore, piacerà sicuramente anche questo libro. “La sposa giovane“: Baricco è sempre Baricco; espedienti nuovi, solita poesia nella scrittura, amo tutti i suoi testi, che sia saggistica o narrativa. Se piace anche a voi, questo libro è solo un tassello in più del quadro, in una parola, esatto. “I dolori del giovane Werther” finiscono come devono finire: mi ha divertito per quel poco che è durato. “Il contrario di uno“, suggeritomi dalla cugina Ambrogigia, mi ha fatto commuovere con le sue prime pagine (ok, sono emotivamente instabile e lo ero ancor di più in quei giorni); è passato in sordina per tutto il resto del libro che, comunque, come quasi tutti i libri di Erri, è molto corto.

Il bar sotto il mare” ho capito perché è una delle letture che i prof delle medie suggeriscono ai propri alunni: consigliatissimo. “La fattoria degli animali” è piacevole da leggere, un po’ scontata, ma nulla da dire. “Cent’anni di solitudine” è un libro che ho sentito spesso nominare e che mi ero sempre ripromesso di leggere. Fa un baffo alle soap e appassiona; mi sono sentito un po’ come una vecchia con l’appuntamento pomeridiano fisso per la telenovela del cuore, ma ne è valsa la pena. “1984” è piacevole; da questa lettura sono nate diverse considerazioni sull’amore, ma anche per questo libro, probabilmente sfavorito da tutti i film e i dibattiti che ne hanno preso spunto, il risultato è trovarlo scontato. “L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita” è l’ennesimo libro un po’ “hippie/new age” suggeritomi da mia madre, come tutti, o quasi tutti, i libri del genere. Non ho particolarmente apprezzato lo stile di scrittura, benché mi abbia dato qualche spunto di riflessione sugli adolescenti e non in rapporto alla tecnologia. Al momento sto leggendo un altro libro del quale forse parlerò il prossimo anno, qualora questo post sperimentale fosse apprezzato. È stato un anno, il mio, pieno di solitudine e isolamento obbligato, per via del lavoro (cameriere stagionale in un paesello di montagna), ma anche voluto. Per quanto il mio cuore sia in tempesta, sento di stare muovendo i primi passi consapevoli verso il prossimo anno. Ripetendo a me stesso “I’ll be fine” e augurandovi buone feste.

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102_Mezza frolla alle mele

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Mezza frolla alle mele, ovvero, come da un’idea egoistica come quella di portarsi sempre dietro il proprio quaderno di ricette, pur non avendolo materialmente a portata di mano, può nascere qualcosa di interattivo.
Per combattere stress e cattivo umore. Qui di seguito la pagina in bianco e nero, da stampare e colorare. Da soli o con i propri bimbi.

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