113_02_Signor Tentenna

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Signor Tentenna

Carmen Consoli

Carissimo signor Tentenna
non è facile assumersi il rischio di una scelta
e servirsi addirittura di parole proprie,
mimetizzarsi e vivere di luce riflessa
in fondo ad acque torbide

tra miseri inganni e menzogne,
complessi di inferiorità,
ingombranti manie di grandezza.

Signor Tentenna non è motivo di vergogna
il non saper centrare alcun bersaglio,
l’aver mancato l’ennesimo colpo irrimediabilmente.

E ben poco importa se tua moglie
non fa altro che piangere
ossessionata dal sentore
dei tuoi numerosi tradimenti,
ingurgita ignoti dolori
ed elevate dosi di calmanti.

E’ ormai consuetudine, Signor Tentenna,
perdersi d’animo, non essere all’altezza
delle proprie ambizioni
e sgomitare per distinguersi dal branco.
L’ignoranza è un non trascurabile complesso,
una voragine, la si può occultare nel silenzio
scansando il pericolo di un mite confronto diretto.

Signor Tentenna non è motivo di vergogna
il non poter vantare alcun talento,
l’aver rincorso l’ennesimo treno inutilmente.

E ben poco importa se tua moglie
non fa altro che piangere
ossessionata dal sentore
dei tuoi numerosi tradimenti
e in fondo non ha tutti i torti
e non è affatto un caso se
amanti, amici e sogni si dileguano,
il cane sul balcone aspetta da mesi
il privilegio di una passeggiata
eppure la sera fedelmente esulta
al tuo rientro.

E ben poco importa se tua moglie
non fa altro che piangere
ossessionata dal sentore
dei tuoi numerosi tradimenti
e in fondo non ha tutti i torti
e non è affatto un caso se
amanti, amici e sogni si dileguano,
il cane sul balcone aspetta da mesi
il privilegio di una carezza
e intanto tua figlia ti chiede
perchè mai sia così misera la vita.

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115_Fili di rete

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115_Fili di rete, ovvero, il primo di tanti piccoli passi in avanti.

Era già da un bel pezzo che desideravo aprire una categoria sulle persone che seguo assiduamente su internet, un po’ perché attraverso quello che seguo mi identifico (come il detto, dimmi ciò che mangi e ti dirò chi sei), un po’ per tessere i fili di una “rete” tutta mia, nostra, loro. Il progetto era in cantiere da anni e la molla, come spesso accade, arriva da una persona che ha sempre fatto parte della mia vita, mia cugina Ambra; giornalista, scrittrice, mamma e come avrete modo di intuire tra poco, sprone per diversi miei disegni. Io e Ambra siamo coscritti, cugini di primo grado e assolutamente come il giorno e la notte, d’aspetto e d’atteggiamento nei confronti delle cose della vita, forse proprio per questo si va tanto d’accordo. Tra le tante capacità che la contraddistinguono, quella che ammiro di più è la sua tenacia nel perseguire gli obbiettivi. Perché ve lo dico? Proprio perché, come accennavo prima, io solo da poco ho iniziato a prefiggermi qualche meta a breve e medio raggio.  Chi mi segue da un po’ si ricorderà che l’illustrazione con cui inizio questo post l’avevo già pubblicata  come ritratto d’autore di fine anno nel post “111_Rosa speranza”, raffigura Ambra circondata da libri, la nostra comune passione. Due libri in particolare sono messi in evidenza, il primo, alla nostra destra, è la sua prima pubblicazione “Mamme sospese” di cui mi ha fatto l’onore di poter illustrare la copertina, (https://ilconviviodellemamme.wordpress.com/2017/10/27/mamme-sospese-vi-presento-il-mio-romanzo/#more-284) 115_nu_boniglio_mamme sospese

Il secondo libro, sospeso da “acciughe che fanno il pallone” è un nostro piccolo sogno diventato realtà, rimasto nel cassetto dal 2012 e stampato da Laruffa Editore questo mese. In questo libro Ambra si è fatta liberamente ispirare da alcune canzoni di Fabrizio De Andrè scrivendo fiabe che spero possano avvicinare i più piccoli a questo nostro grande cantautore, e coinvolgendomi nella realizzazione delle illustrazioni e dell’impaginato di questo piccolo nostro sogno di carta. (https://ilconviviodellemamme.wordpress.com/2018/06/07/in-arrivo-ogni-tre-stelle-laruffa-editore/#more-371).

115_nu_boniglio_ogni tre stelle

(https://www.reggiocalabriaweb.it/articoli/ogni-tre-stelle-le-canzoni-di-de-andre-diventano-fiabe-per-i-bambini)

Lo sapevate che: tutte le illustrazioni che ho realizzato su “Alice nel paese delle meraviglie” sono state create per il matrimonio di Ambra e Antonio del quale sono stato orgoglioso e commosso testimone.

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114_Assisi 2018

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Assisi 2018, ovvero, un pretesto per parlare di buone intenzioni.
L’inverno appena trascorso l’ho passato lavorando in alta quota sulle belle piste di Valtournenche. Abitando piuttosto distante, tra mattina e sera, trascorrevo parecchie ore in macchina, che per uno che soffre qualsiasi cosa in movimento (anche l’altalena, per intendersi) non è un granché. Ogni giorno passavamo davanti a capannoni industriali, con grossi cassonetti davanti ai cancelli. Galeotto fu proprio uno di questi grossi bidoni. Bianco, con scritto a bomboletta nera “Plastica giovedì”. Fin qui nulla di strano; uno lo vede e, se proprio deve pensare a qualcosa, pensa che passino il giovedì per la plastica. In realtà quella scritta mi è servita da pretesto per un ragionamento banalissimo che qui riposto, per me e per chi vorrà con me ricordarselo in futuro rileggendo queste parole sotto un post che dovrebbe parlare di Assisi, dintorni e piacevoli momenti in “cuginanza”.  La scritta sopracitata, presentava una “P” maiuscola, tracciata con grande sicurezza. Non posso dire lo stesso delle lettere che la seguivano, sempre più insicure ed ammassate. “giovedì” al contrario era riportato con precisione e cognizione, perfettamente inserito nei limiti spaziali del cassonetto.  Ho immaginato che, il graffitaro improvvisato, probabilmente animato da buonissime intenzioni, aveva iniziato la sua opera con decisione e risolutezza, che però ha perso quasi da subito, rendendosi conto che, con un minimo di raziocinio in più le lettere ci sarebbero state comodamente tutte. Non so a voi, ma a me capita spessissimo di desiderare di partire, o di partire effettivamente, a fare qualcosa con lo stesso spirito impulsivo e propositivo. Molto spesso però, incappo nella stessa fine di quella scritta; mi perdo, probabilmente perché la spinta iniziale non era abbastanza ponderata o per insicurezze di base su capacità o altro. Quello che però l’ignaro writer mi ha insegnato con “giovedì” è che, aggiustando il tiro in corso d’opera, si arriva ad un risultato, ok, magari non eccelso, ma che sfrutterò nelle mie esperienze future.

(112_the shape of water) è nata alla luce di questo pensiero che allora però risultava ancora piuttosto acerbo. L’atmosfera rilassata di Assisi, i piacevoli momenti con i miei cugini, l’arte e la natura rigogliosa, sono serviti a far maturare e assimilare meglio questo insegnamento. Se poi annaffiate tutto con una buona birra e una torta al testo del Testone, rigorosamente con le stringhette, beh, allora assume l’aspetto di un’epifania.

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113_01_Nuova categoria

113_01_musicassetta_fast car_tracy

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Nuova categoria, ovvero, la mia capacità nell’ ascoltare per mesi e mesi in loop la stessa canzone.

Non so dirvi quando verrà sostituita da un nuovo brano, so solo che è un buon pretesto per tenerne traccia in questo spazio e perché no, convertire qualcuno all’eco delle mie sirene giornaliere, settimanali, mensili o nel peggiore dei casi, annuali.

Fast car

Tracy Chapman

You got a fast car
I want a ticket to anywhere
Maybe we make a deal
Maybe together we can get somewhere
Anyplace is better
Starting from zero got nothing to lose
Maybe we’ll make something
Me, myself I got nothing to prove
You got a fast car
I got a plan to get us out of here
I been working at the convenience store
Managed to save just a little bit of money
Won’t have to drive too far
Just ‘cross the border and into the city
You and I can both get jobs
And finally see what it means to be living
You see my old man’s got a problem
He live with the bottle that’s the way it is
He says his body’s too old for working
His body’s too young to look like his
My mama went off and left him
She wanted more from life than he could give
I said somebody’s got to take care of him
So I quit school and that’s what I did
You got a fast car
Is it fast enough so we can fly away
We gotta make a decision
Leave tonight or live and die this way
So remember we were driving, driving in your car
Speed so fast I felt like I was drunk
City lights lay out before us
And your arm felt nice wrapped ‘round my shoulder
I had a feeling that I belonged
I had a feeling I could be someone, be someone, be someone
You got a fast car
We go cruising to entertain ourselves
You still ain’t got a job
I work in a market as a checkout girl
I know things will get better
You’ll find work and I’ll get promoted
We’ll move out of the shelter
Buy a bigger house and live in the suburbs
I remember we were driving, driving in your car
Speed so fast I felt like I was drunk
City lights lay out before us
And your arm felt nice wrapped ‘round my shoulder
I had a feeling that I belonged
I had a feeling I could be someone, be someone, be someone
You got a fast car
I got a job that pays all our bills
You stay out drinking late at the bar
See more of your friends than you do of your kids
I’d always hoped for better
Thought maybe together you and me would find it
I got no plans I ain’t going nowhere
So take your fast car and keep on driving
I remember we were driving, driving in your car
Speed so fast I felt like I was drunk
City lights lay out before us
And your arm felt nice wrapped ‘round my shoulder
I had a feeling that I belonged
I had a feeling I could be someone, be someone, be someone
You got a fast car
But is it fast enough so you can fly away
You gotta make a decision
Leave tonight or live and die this way
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112_The shape of water

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“Unable to perceive the shape of You, I find You all around me.
Your presence fills my eyes with Your love, It humbles my heart, For You are everywhere.”

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111_Rosa speranza

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Rosa speranza, ovvero, come qui con più coscienza.

Esattamente come l’anno scorso, è arrivato il momento di tirare le somme di questo 2017 che si avvicina alla sua conclusione. In maniera molto più consapevole rispetto al 2016 i libri mi hanno accompagnato e supportato. Qui di seguito, se lo vorrete, ripercorrerete con me questo mio percorso. Confesso di stare rimaneggiando questa introduzione dopo aver già scritto tutto il post e mi rendo conto di quanto io sembri  la versione non edulcorata del Grinch a sentenziare riguardo feste, neve e periodo invernale, in queste poche righe già scritte. Uno dei buoni propositi che riporto qui per rimediare a tutta questa negatività, che vado a cancellare, è di vivere tutto con più leggerezza. Mentre leggevo questi primi dieci libri ancora lavoravo in un hotel ristorante a Pré-Saint-Didier.  “Il mercante di libri maledetti”, “La biblioteca perduta dell’alchimista”, “Il labirinto ai confini del mondo” di Marcello Simoni, fanno parte di una trilogia storica della quale inizialmente ero molto scettico ma che alla fine mi ha appassionato per la sua fluidità; a piacermi è anche stato il fatto che il contesto storico di cui leggevo era lo stesso studiato in quel periodo dal mio fratellino. “Le affinità elettive” di Goethe era un libro che avevo acquistato molti anni fa e che avevo barattato con mia zia per “Siddhartha” di Hermann Hesse e “Amleto” di Shakespeare. A quei tempi non ero ancora pronto alla lettura di questo libro che in realtà mi è piaciuto molto. Quello che mi ha affascinato è che Goethe ha trasposto in un romanzo degli studi di chimica ai quali si era interessato; i protagonisti infatti, come degli elementi chimici si legano a discapito di altri. Come già dissi, piaccia o no, Baricco è, a mio avviso, un grandissimo narratore e ne “Il nuovo Barnum” non fa eccezione; mi ha suggerito più di un paio di letture che tra poco incontreremo e mi fa apprezzare anche il calcio, e con questo ho detto tutto. Non potevo non proseguire con “Il giovane Holden”, grande classico di J. D. Salinger da cui prende il nome l’omonima scuola fondata da Baricco nel ’94. Leggere questo libro fa sorridere e immedesimare. Detto con la più assoluta sincerità “Solar” di Ian Mcewan l’ho afferrato a caso dallo scaffale per la copertina, una lettura scorrevole e un protagonista odioso accompagnano ad un finale che lascia il tempo che trova. “L’amore ai tempi del colera” di G. G. Márquez è stupendo, poetico e divertente, fa riflettere su come da giovani, e non solo, si insegua la felicità, che per sua natura è fugace, mentre quello che è veramente importante e stabile è la serenità. “Quando l’amore nasce in libreria” è il primo scivolone dell’anno, titolo e copertina che sono già tutto un programma, mi è stato regalato da mia madre (dimostrandomi così che mi odia), questo libro è banale, semplicemente pessimo dalla prima all’ultima parola. Mi sono ripreso con “Cime tempestose” di Emily Brontë, della quale suggerisco di leggere prima la biografia, sua o di una delle sue sorelle, tanto per farsi un’idea generale del contesto. I primi capitoli del libro sono ambientati nel presente mentre tutta la narrazione principale è un racconto del passato. I protagonisti sono difficili da digerire, ma è un romanzo estremamente piacevole da leggere. Con “Le particelle elementari” di Michel Houellebecq concludevo la mia esperienza di stagione invernale al Bucaneve; era ormai primavera, le giornate lunghe e calde e la speranza ahimè fittizia di rimettermi in gioco e fare qualcosa di produttivo hanno accompagnato la lettura di questo bel libro, volgarotto come piace a me, peccato per il finale. “Il giardino dei Finzi-Contini” di Giorgio Bassani è stato un ottimo acquisto alla Feltrinelli di Firenze durante la promozione, due a 9,90€. Fa nascere il desiderio di inforcare una bici per visitare Ferrara anche a chi, come me, non apprezza qualsiasi mezzo di trasporto, bici inclusa. Secondo ottimo acquisto è stato “Il giardino segreto” di Banana Yoshimoto della quale poi in settembre ho letto anche “Kitchen”, suggeritomi da Daniele di FoolsJournal. Di questa autrice apprezzo molto la sua capacità di gestire i sentimenti nelle tematiche riguardanti amore, morte e solitudine, scandite da un ritmo che sa di Oriente. “American gods” di Neil Gaiman è uno di quei tanti libri che desideravo leggere prima dell’uscita della serie tv – che mi ha deluso altrettanto infinitamente – al contrario del libro che è stupendo. Un classico che mi ha invece deluso è “Le notti bianche” di Dostoevskij, suggeritomi da molti amici, probabilmente per la sua lunghezza più che per il suo contenuto, a parer mio, fin troppo sopravvalutato, ma non escludo comunque di leggere altro di questo autore. Uno dei preferiti 2017 è stato “Jane Eyre” di Charlotte Brontë che, al contrario della sorella Emily, ha creato un personaggio che fa le scarpe al millantato femminismo della Bovary di Flaubert (della quale scrissi già qui). Il “Faust” è l’opera che accompagna Goethe per tutta la sua vita, un poema drammatico non facile da seguire con tantissime note a margine; ne ho amato la maestosità e invidiato il desiderio di conoscenza che trasuda. “L’isola del tesoro” parla di un viaggio ed un viaggio è proprio quello che ha fatto con me. Iniziato in Italia e concluso a casa di mio cugino vicino a Detroit, è stato un eccellente compagno nella mia prima avventura intercontinentale. Secondo e ultimo scivolone, sempre firmato mamma è “Come la pioggia prima di cadere” di Salvatore Brizzi, genere hippie/new age della peggior specie, totalmente inconcludente. Per fortuna che a seguire c’è stato “Mamme sospese” di Ambra Caserta (alla quale ho dedicato l’illustrazione), che oltre ad essere mia cugina è anche scrittrice, giornalista, editor, blogger e soprattutto mamma. Mi ha dato l’opportunità di disegnare la copertina del suo primo libro che ho letto ad alta voce alla nonna novantaquattrenne, facendoci trascorrere piacevoli momenti in famiglia. “La persecuzione del bambino” di Alice Miller è uno stupendo libro di pedagogia che trovai ancora incelofanato durante una passeggiata a Torino nel 2007. Edito nel’87, mio anno di nascita, è una delle tante piccole coincidenze che si sono avvicendate nel corso di quest’anno. Dieci anni fa non ero pronto a questa lettura, ma leggendolo ora con una maturità diversa, l’ho trovato francamente illuminante. “Smoke and mirrors” di Neil Gaiman è una raccolta di racconti in inglese. E’ la prima volta che mi cimento nella lettura di un libro in una lingua straniera che non sia il francese o lo spagnolo ed è stato interessante notare quanta strada ho da fare nella conoscenza di questa lingua che mi affascina moltissimo. Alcuni di questi racconti sono promossi e sono stati divorati in poco tempo, con altri invece, arrancavo non poco.
Naturalmente, mentre scrivo, sto proseguendo nella lettura di un altro libro, abbastanza ostico a dir la verità, del quale con molta probabilità scriverò il prossimo anno, in questa che ormai vorrei diventasse una bella abitudine. Lavoro permettendo, cercherò di alimentare questo mio blog con post sempre più vari che dimostrino, a me stesso in primis, i piccoli e grandi cambiamenti che vivo. Il mio 2017 è stato un anno di transizione, non solo perché sono passato dai venti ai trenta, fortunatamente senza traumi considerevoli, ma perché ho maturato consapevolezze, su di me, delle quali avevo già iniziato a gettare le basi gli anni scorsi, riuscendo a vivere un poco più serenamente tutto ciò che mi circonda. Concludo con due musiche che, per quanto non siano ricercate come la musica che amo ascoltare solitamente, mi hanno accompagnato e ben descrivono quel che vivo ora.  (“Younger Now” “Stressed Out”)
Augurandovi e augurandomi un 2018 pieno di novità senza rimpianti.

Buone feste

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110_Detroit & Pure Michigan

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