115_02_Fili di rete_Pendolante

115_02_Fili di rete_Pendolante; tra ritardi, cancellazioni e rimpiazzi

Tutte le volte che inizio a non poterne più di un posto o di una situazione mi parte in loop una canzone dei “Peter punk” con un treno come mezzo di fuga. Pur avendo una certa qual logica e coerenza con il tema (a differenza di quella che mi ossessiona quando penso alle bici), la mia mente non tiene mai in considerazione che patisco tutti i mezzi di trasporto e che sono veramente pochi i viaggi in treno che ricordo non esser stati esperienze da dimenticare.

A quasi un anno dal primo post di questa serie, e in perfetta coerenza con l’accumulo di ritardo che ogni giorno chi pendola col treno ha a che fare, eccoci con il post dedicato a Katia Mazzoni, in arte Pendolante. Sono ormai sette anni da quando ho aperto questo blog, un’era fa se si pensa a quanto velocemente si trasforma internet. Inizialmente volevo fosse un contenitore di progressi, il più asettico possibile, nel quale fossero i disegni a parlare per me. E di cose quelle linee ne dicevano tante. In quel contesto così distaccato che avevo creato, a pochi mesi dall’apertura della pagina, Pendolante fa capolino tra i primi iscritti, con un atteggiamento completamente diverso dal mio ed un desiderio di condividere le sue esperienze, i suoi pensieri, fantasie e progressi, dai quali ammetto di esserne rimasto subito colpito. Da allora molti blog che seguivo con costanza (molta più di quella che applico nella pubblicazione di contenuti), hanno cessato sfortunatamente di esistere. Katia invece è rimasta una piacevole costante.

Questa mia illustrazione è stata per un periodo la sua testata in questa bella serie di collaborazioni che lei ha creato con la sua capacità di far rete. Sue anche una raccolta di interviste ad altri pendolari che hanno deciso di condividere le loro (dis)avventure su rotaie e non. Ho evitato di usare il metodo dell’intervista perché non trovo mi appartenga e perché, se visiterete il blog di Katia, scoprirete che non ha affatto bisogno di presentazioni perché è molto brava a raccontarsi e raccontare.

BLOG

INSTAGRAM

Pubblicato in Biro, Fili di rete | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , | 4 commenti

118_MerMay

Immagine | Pubblicato il di | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

113_04_La descrizione di un attimo

113_04_musicassetta_tiromancino_ladescrizionediunattimo

Per ascoltare con me, clicca sulla musicassetta


La descrizione di un attimo

Tiromancino

La descrizione di un attimo
Le convinzioni che cambiano
E crolla la fortezza del mio debole per te
Anche se non sei più sola perché sola non sai stare
E credi che dividersi la vita sia normale
Ma la mia memoria scivola
Mi ricordo limpida la trasmissione dei pensieri
E la sensazione che in un attimo
Qualunque cosa pensassimo in due, poteva succedere
E poi cos’è successo
Aspettami, oppure dimenticami
Ci rivediamo adesso
Dopo quasi cinque anni
Ah, e come sempre sei la descrizione di un attimo per me
Ahi ahi ahi, come sempre sei un’emozione fortissima, eh
Ahi ahi ahi, come sempre sei bellissima
Mi hanno detto dei tuoi viaggi
Mi hanno detto che stai male
Che sei diventata pazza
Ma io so che sei normale
Mi chiedi di partire adesso
Perchè i numeri e il futuro non ti fanno preoccupare
Vorrei poterti credere
Sarebbe molto più facile
Rincontrarci nei pensieri
Distesi come se fossimo
Sospesi ancora nell’attimo in cui poteva succedere
E poi cos’è successo
Aspettami oppure dimenticami
Ci rivediamo presto
Fra almeno altri cinque anni
Ah, e come sempre sei la descrizione di un attimo per me
Ahi ahi ahi, come sempre sei un’emozione fortissima, eh
Ahi, come sempre sei bellissima, perché
Ahi ahi ahi, come sempre sei la descrizione di un attimo
Pubblicato in Ossessioni, Vectorial | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

113_03_Prayer

113_03_musicassetta_prayer_disturbed

Per ascoltare con me, clicca sulla musicassetta


Prayer

Disturbed

Another dream that will never come true
Just to compliment your sorrow
Another life that I’ve taken from you
A gift to add on to your pain and suffering
Another truth you can never believe
Has crippled you completely
All the cries you’re beginning to hear
Trapped in your mind, and the sound is deafening
Let me enlighten you
This is the way I pray
Living just isn’t hard enough
Burn me alive, inside
Living my life’s not hard enough
Take everything away
Another nightmare about to come true
Will manifest tomorrow
Another love that I’ve taken from you
Lost in time, on the edge of suffering
Another taste of the evil I breed
Will level you completely
Bring to life everything that you fear
Live in the dark, and the world is threatening
Let me enlighten you
This is the way i pray
Living just isn’t hard enough
Burn me alive, inside
Living my life’s not hard enough
Take everything away
Return to me
Leave me no one
Turn to me
Return to me
Cast aside
You’ve made me turn away
Living just isn’t hard enough
Burn me alive, inside
Living my life’s not hard enough
Take everything away
Pubblicato in Ossessioni, Vectorial | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

117_Tra stasi e movimento

117_nu_boniglio_charles_bukowski

Tra stasi e movimento, ovvero, il mio anno marron verdino (tonalità calde)

Premetto che il marrone è il mio colore preferito, ma non per questo l’anno che sta per concludersi ha assunto questo colore, simbolo di stabilità e conforto, associato molto spesso a cose molto meno piacevoli del cioccolato. Mi ritrovo quindi, come ormai è diventato consuetudine da un paio di anni a questa parte, a riflettere su ciò che ho vissuto. Ad aiutarmi, come sempre, ci sono state diverse letture, più o meno deludenti, ma che si sono rapportate in modo molto equilibrato agli stati d’animo che vivevo mentre le leggevo. I primi due libri li ho divorati, nella settimana di influenza che mi ha colpito durante una, non brillantissima, stagione invernale sulle piste di Valtournenche; posto stupendo, penalizzato dal cattivo tempo e dal pericolo valanghe che ha creato un po’ di allarmismo tra i possibili turisti diminuendo l’affluenza negli impianti. “Memoria delle mie puttane tristi” di G. Garcia Màrquez è stata un’ulteriore conferma del genio di questo scrittore che era capace di trasportarti nel suo mondo con uno stile lineare e piacevole. Non altrettanto brillante Patrick McGrath, che con il suo “Grottesco” non mi ha coinvolto particolarmente. Dello stesso autore avevo già letto “Port Mungo” e “Trauma”, decisamente due titoli migliori. Ad influenza passata, e per quasi tutto il periodo lavorativo, “Shirley” di Charlotte Brontë mi ha fatto una compagnia, a tratti piacevole a tratti rallentata, poiché non apprezzo particolarmente le figure femminili che si struggono per amore. Sarà che ero partito entusiasta al ricordo di “Jane Eyre” che l’anno prima era stata una delle mie letture preferite, sarà perché come per Miyazaki subisco la fascinazione per le eroine che smentiscono lo stereotipo, sfortunatamente non ancora del tutto superato, del “sesso debole”. Con l’arrivo della primavera ho approcciato il “Salmone del dubbio” di Douglas Adams, autore che ho adorato per la sua trilogia in cinque volumi della, ormai iconica “Guida galattica per autostoppisti” e prematuramente scomparso prima della fine di questa. Nel volume uscito postumo, speravo di trovare tracce che potessero farmi capire cosa succedeva dopo la conclusione di “Praticamente innocuo” e, seppur minimo, un contentino di una manciata di pagine c’è stato. Tra l’altro ho trovato interessante il quadro generale che si delinea, pagina dopo pagina, di Douglas. All’interno anche il riferimento ad altri due libri dello stesso, che ho letto in luglio: “Dirk Gently, agenzia investigativa olistica” e il suo seguito “La lunga oscura pausa caffè dell’anima”, entrambi divertenti ma meno coinvolgenti rispetto alla guida. Terminata la parentesi Valtournenche, mi sono diretto ad Assisi, meta ormai fissa per incontri in cuginanza e snodo per visite all’incantevole e verdeggiante Umbria. Vorrei dire che il viaggio è stato in compagnia di mio fratello, ma in realtà è stato totalmente assorbito dalla lettura, suggeritami da mio cugino Nunzio, di “Cecità”, José Saramago, autore interessante ma dalla scrittura, per me, non fluida. Pochi giorni prima della partenza per NY, ho letto “Amore”, Isabel Allende e “Come far fallire una startup ed essere felici”, Andrea Dusi. Il primo titolo erano una serie stralci di libri dell’Allende tutti a tema amore; che dire? Li ho trovati tutti simili, tutti stereotipati e trovo che lei abbia un’idea di sessualità e sensualità alquanto banali, ma queste ovviamente sono solo mie impressioni. Dusi ha creato un volumetto senza infamia e senza lode. Entrambi i libri hanno lasciato il tempo (poco) che hanno trovato, perché già in aeroporto iniziavo “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee, del quale avevo sentito tanto parlare e che si merita tutto il successo che ha avuto. Contrastanti invece le recensioni lette a proposito di “Va’, metti una sentinella”, che l’autrice aveva scritto prima ma che è in effetti il sequel del suo romanzo più famoso: stessi personaggi, storia molto interessante soprattutto sul finale che potreste non accettare ma che io ho apprezzato molto. “Il sole bacia i belli” è una raccolta di interviste a Charles Bukowski, autore al quale ho dedicato l’illustrazione di quest’anno e che mi aveva conquistato già parecchi anni fa con il suo ”Storie di ordinaria follia”, a cui erano seguiti diversi altri titoli, tra i quali gli ultimi, “Musica per organi caldi” e “Pulp”(letti il mese scorso). Bukowski è uno di quegli autori sboccatelli come piacciono a me che mischia con successo racconti di una concretezza incredibile a storie di pura fantasia delirante. “Le 10 regole del successo” e “I nuovi condottieri” di Paolo A. Ruggeri, non sono stati imposti ma sono stati una conseguenza a quello che vivevo. Infatti, a parte una breve parentesi di qualche giorno a metà luglio per la presentazione di “Ogni tre stelle” – che ha visto la luce grazie a Roberto Laruffa editore, e che contiene le fiabe liberamente ispirate a de Andrè di mia cugina Ambra e i miei disegni – per il resto, vivevo una orribile stagione lavorativa e soprattutto in “I nuovi condottieri” delineavo quello che poi trovavo nella realtà, ovvero un leader che non è capace a gestire se stesso ne tantomeno gli altri. Ad agosto, accompagnato da una lettura veramente ostica, “Logica del senso”, Gilles Deleuze, sempre suggerita da Nunzio, raggiungevo lo zenit del malessere lavorativo. Qualche giorno prima di ferragosto, preso da un colpo di sonno, probabilmente, questo non lo ricordo benissimo, sbandavo e distruggevo la macchina che per tanti anni era stata solida compagna di viaggi. Poteva andare molto peggio, mi sono solo trovato un po’ contuso e nonostante l’ora e l’incidente il giorno dopo ero presente a lavoro come tutti i giorni successivi prima della fine del contratto. L’umore era a terra e l’autostima toccava i minimi, le canzoni ossessione, per quanto patetico da parte mia, erano quelle di Valentina Giovagnini e dei Sunrise Avenue, perché come ci ricorda giustamente Virginia Woolf ne “La signora Dalloway”, letto qualche settimana fa, nella memoria e nel passato ovattato dal tempo tendiamo a rifugiarci. Comunque, terminato il libro e il contratto iniziavo settembre con la consapevolezza che mai più vorrò vivere situazioni simili e “Flatlandia” di Edwin A. Abbott mi forniva una nuova prospettiva sulla quale riflettere, spostando i sogni dalla testa alle gambe e la concretezza dalle gambe alla testa, perché per troppo tempo mi sono confuso su speranza e credenza. Mi sono sempre presentato come grafico, non ho mai sentito calzarmi il ruolo di cameriere che mi ero imposto per necessità da due anni a questa parte (100_Maschere), avevo bisogno di puntare i sogni su una direzione che sentissi mia e così, mentre leggevo Alice Miller, “Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé”, saggio pedagogico, mi sono iscritto alla CAST Alimenti di Brescia e per tutto il mese di ottobre ho vissuto di pane, lievitando con esso. Sono stato traghettato da Joseph Conrad e il suo “Cuore di tenebra” e mi sono divertito seguendo le vicende economico/sentimentali di “Orgoglio e pregiudizio”, Jane Austen, tra i best of 2018. “La mucca viola” di Seth Godin è decisamente una buona lettura per chi è interessato al marketing, interessante il sottotitolo “Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone”. Marrone come la copertina di “Tsugumi”, Banana Yoshimoto, presenza fissa da quando ho iniziato a scrivere questo genere di post, non mi ripeto, può non piacere ma per il momento non mi ha mai deluso, come invece il “La vita dannata di uno chef stellato” del ghost writer di Marco Pierre White; l’edizione che ho letto era piena di errori di editing, e nonostante la partenza ottima che mi aveva fatto ricredere su un genere che non avevo mai approcciato, si perde decisamente sul finale. Concludo con una lettura che ho finito agli inizi di questo mese, poco prima di iniziare il tirocinio a Cogne, e che dovrebbe, a mio avviso, essere nella libreria di tutti; “Il mago di OZ” di L. Frank Baum è adatto a qualsiasi età e a qualsiasi tipo di lettore ed oltretutto, scusate se è poco, mi da la possibilità molto spicciola di associarvi la canzone che identifica alla perfezione questo mio 2018, ovvero, “Dust in the wind” dei, manco a dirlo, Kansas. Testo tristarello ma se lo associate al video l’effetto e l’umore cambiano decisamente.
Vi auguro un sereno 2019

Pubblicato in Biro, Digital painting | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

116_Che fai per dirle che l’ami?

116_nu_boniglio_NYC

“Che fai per dirle che l’ami?”, ovvero, cartolina da NewYork
Sarà stato per tutte le aspettative che avevo, sarà stato perché di viaggi così distanti da casa non ne avevo mai fatti, che in Detroit, a settembre dell’anno scorso, e in New York, a maggio di quest’anno, sono nate riflessioni su me stesso e sul percorso che da un paio d’anni ho intrapreso, seppur con intoppi (ma anche quelli servono).
Dicevo; quando ho fatto l’illustrazione 110 ero in una fase nella quale non me la sentivo di espormi ed esporre considerazioni sul viaggio. Così, a più di un anno di distanza e a bocce più ferme, spendo poche righe per ricordarmi quanto Detroit tacitamente mi abbia insegnato a non smettere di crederci.
Non so che immagine abbiate voi di Detroit, ma questa capitale dell’industria automobilistica che per anni aveva prosperato, ad un certo punto, nel 2013, dichiara fallimento passando alla cronaca come la più grande bancarotta nella storia delle città statunitensi. Ma come una fenice che risorge dalle sue ceneri, la Detroit attuale, seppur con evidenti cicatrici, mi si presentava, mi rifletteva e mi dava di cui pensare. Perché dal 2014, anno di uscita dall’amministrazione controllata, puntando su giovani, educazione e arte, come poli da cui ripartire, si riprende e con tenacia non molla.
In Michigan, in giro per il nord a vedere maestose dune di sabbia e laghi bellissimi, grandi quanto mari dolci e cristallini, ho mangiato il miglior hamburger mai provato fino ad oggi; vuoi per il locale molto tipico, vuoi l’ottima compagnia,  mio cugino Massimo, vuoi che c’erano i cetrioli sottaceto, ho divorato quel panino manco fossi a digiuno da giorni, e posso assicurare che al contrario ero imbottito di cibo ad esplodere. A proposito comunque di cetrioli sottaceto, se come me ne siete patiti, evitate, se potete, di morderli interi, se non volete, come ho fatto io da Katz’s Delicatessen (una vera istituzione e tappa obbligatoria per molti visitatori), schizzare di salamoia il malcapitato che si troverà sulla vostra traiettoria. Comunque, non avendo metri di paragone con altri, non so se il loro pastrami sia il più buono della città, so solo che a me è piaciuto molto, come ho adorato il pollo fritto  di Sylvia’s ad Harlem(tra l’altro una delle poche mance date volentieri al personale).
Partivo molto scettico per NY, aspettandomela finta e piena di italiani, soprattutto coppie in viaggio di nozze. Beh, mi sono ricreduto, al contrario delle aspettative l’ho trovata molto reale e concreta. Di coppie di italiani in viaggio di nozze ce n’erano ma si fa presto ad evitarli, soprattutto se si gira in tutte le zone della città evitando di stazionare a Times square o a Central park, manco fossero le uniche cose da vedere.
Di questi viaggi mi è piaciuto tutto, anche le mie mancanze, perché sì, se per Detroit la colonna sonora che mi accompagnava era “don’t stop believing” e tutto, come d’altronde avevo proiettato qui, si tingeva di rosa speranza, a NY ho percepito distintamente che la strada da fare è ancora parecchio lunga; ho fatto passi indietro (fisici) che non recrimino, ma scrivo per ricordarmi che qualsiasi cosa decida di fare, dallo stare fermo immobile mentre il tempo scorre all’andare avanti o indietro, quello che conta veramente è che sia consapevole delle mie azioni. Essere consapevoli di quello che si fa o non fa rende liberi dai rimpianti, o almeno, questa è la conclusione alla quale sono arrivato per ora.

Pubblicato in Biro, Digital painting, Travels | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 9 commenti

113_02_Signor Tentenna

113_02_musicassetta_signor tentenna_carmen consoli

Per ascoltare con me, clicca sulla musicassetta


Signor Tentenna

Carmen Consoli

Carissimo signor Tentenna
non è facile assumersi il rischio di una scelta
e servirsi addirittura di parole proprie,
mimetizzarsi e vivere di luce riflessa
in fondo ad acque torbide

tra miseri inganni e menzogne,
complessi di inferiorità,
ingombranti manie di grandezza.

Signor Tentenna non è motivo di vergogna
il non saper centrare alcun bersaglio,
l’aver mancato l’ennesimo colpo irrimediabilmente.

E ben poco importa se tua moglie
non fa altro che piangere
ossessionata dal sentore
dei tuoi numerosi tradimenti,
ingurgita ignoti dolori
ed elevate dosi di calmanti.

E’ ormai consuetudine, Signor Tentenna,
perdersi d’animo, non essere all’altezza
delle proprie ambizioni
e sgomitare per distinguersi dal branco.
L’ignoranza è un non trascurabile complesso,
una voragine, la si può occultare nel silenzio
scansando il pericolo di un mite confronto diretto.

Signor Tentenna non è motivo di vergogna
il non poter vantare alcun talento,
l’aver rincorso l’ennesimo treno inutilmente.

E ben poco importa se tua moglie
non fa altro che piangere
ossessionata dal sentore
dei tuoi numerosi tradimenti
e in fondo non ha tutti i torti
e non è affatto un caso se
amanti, amici e sogni si dileguano,
il cane sul balcone aspetta da mesi
il privilegio di una passeggiata
eppure la sera fedelmente esulta
al tuo rientro.

E ben poco importa se tua moglie
non fa altro che piangere
ossessionata dal sentore
dei tuoi numerosi tradimenti
e in fondo non ha tutti i torti
e non è affatto un caso se
amanti, amici e sogni si dileguano,
il cane sul balcone aspetta da mesi
il privilegio di una carezza
e intanto tua figlia ti chiede
perchè mai sia così misera la vita.

Pubblicato in Ossessioni, Vectorial | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | 5 commenti